giovedì 27 maggio 2010

Piccoli cosmonauti meccanici crescono: Robot sulla Luna con le barche a vela

In un tempo ipotetico Howl era al bar a prendere un caffè con un Robot. Si chiamava Maido-Kun, un bravo ragazzo. Molto socievole, spiegava che il suo sogno fosse quello di farsi una passeggiata sulla Luna. In tranquillità, come quella che avrebbe fatto con Howl una volta finito il caffè.

Siete scettici. Non è colpa di Howl se le cose oltre ad essere strane sono anche vere. Solidarizzate un po' con chi vi scrive e con i Robot sognatori: esistono dunque sperano. Ma chi è a sognare? L'androide o chi l'ha creato? Si perdoni anche l'uomo, che proietta il suo ego sui Robot, e i Robot nello spazio.

Torniamo con i piedi per terra. Howl vi vede con un grosso punto interrogativo, quindi spenderà due parole serie prima di riprendere il volo. Il fatto è questo. I giapponesi vogliono mandare un Robot bipede sulla Luna nel 2015. Maido-Kun sarà il primo androide a raccogliere l'eredità di Neil Armstrong. “Un piccolo passo per i Robot, un balzo gigantesco per l’esplorazione dello spazio”. E anche lui piazzerà la sua bandiera. Quella giapponese.

Scusate il doppio senso, ma la madre del progetto è la SOHLA (Space Oriented Higashiosaka Leading Association), un'associazione formata da sei compagnie private legate alla ricerca spaziale. La spedizione costerà 10 milioni di dollari. L'obiettivo sarà quello di sviluppare nuove tecnologie e applicazioni; altri dicono che tutto ciò avrà solo uno scopo promozionale, dato che la missione non aggiungerà nulla di tangibile alla conoscenza. Forse anche qui la via giusta sta nel mezzo. Sicuramente il tutto avrà un tornaconto economico preciso, trattandosi di aziende private. Ma visto che in futuro la robotica sarà una scienza che sempre più incrocerà il cammino dell'uomo, la spedizione potrebbe portare anche qualche beneficio.

Indovinate un po' su quale mezzo viaggerà Maido. L'avete già letto nel titolo e ci siete rimasti scombussolati. In realtà il principio che sta alla base della barca a vela spaziale è di facile comprensione. Abbiamo una navicella con una vera e propria vela, la quale assorbe energia del sole. Ciò innesca la propulsione. Un esempio di questo tipo è Ikaros - yacht spaziale alimentato esclusivamente dalla pressione delle particelle solari -, che una settimana fa è partito alla volta di Venere per portarci Akatsuki, la sonda che ne analizzerà l'atmosfera. La navicella, il cui nome omaggia il famoso mito greco, è pilotata dagli uomini sulla Terra.

Piuttosto che tempestarvi la lettura di pesanti descrizioni, il Cartellaio vi suggerisce enfaticamente questo video. Vedere per capire:  http://www.youtube.com/watch?v=UuZjJl7ZnQQ.

Okay, l'uomo del futuro ha ruggito troppo... Torniamo a qualcosa di più "semplice". Ecco Ikaros: http://www.youtube.com/watch?v=ktYBObIHjYw

***

Howl ripensa agli aromi spaziali e speziali evocati da quel caffè con Maido, che un domani potrà essere gustato a bordo di un'astronave piena di turisti, emozionati all'idea di viaggiare verso la Luna. Ma queste, per adesso, sono solo fantasie difficili da spiegare. Sicuramente è più facile spiegare le vele.

mercoledì 26 maggio 2010

Il Texas cancella Thomas Jefferson

Howl pensava che la revisione si facesse alla bozza di un articolo. Oppure alla macchina passati i due anni. Invece no. Gli hanno detto che si fa anche alla storia. Accidenti, veramente? E come funziona? Gli hanno risposto vai dall'editore e ti fai cambiare il testo. Perdonerete Howl se non capisce e se non ci riuscite vi impegnerete ancor più. Sapeva che un giorno l'uomo controllerà il tempo atmosferico, ma non che potesse comandare anche quello cronologico. Ultimamente certe fantasmagorie fanno tremare lo stomaco. Allora, dato il caso, Howl si è permesso di chiedere alcune pillole su questo revisionismo storico, affinché il mal di pancia passasse. Vediamo gli sviluppi.

La prima questione che vi porrete è perché mai un revisionismo storico dovrebbe far male alle budella. Howl vi dice che è normale. Cercate di seguire il prossimo esempio, per quanto improbabile. Facciamo conto che voi aveste fatto una cosa, tanto tempo fa. Per esempio, segnare il gol della vita al 90°, nella finale del torneo oratoriale contradaioli di collina contro quelli di pianura. Sono soddisfazioni. Ora, supponete che il titolare del bar della zona sia un provetto cronista, e che abbia impresso codeste gesta, nero su bianco, su un quaderno delle memorie. Ci siete? Ipotizzate che un domani uno della squadra avversaria rileverà il locale, e scottato dalla partita persa tempo prima, cancelli tutto quanto. Quello, insomma, prende e strappa le pagine, le accartoccia e magari se le ingoia. Forse comporrà anche un paragrafo tutto per sé, raccontando che la partita l'avesse vinta lui. Come ci rimarreste? Se superaste l'imbarazzo causato dall'ingarbugliamento dell'esempio e se vi concedeste ad esso, lo stomaco farebbe male anche a voi. Non solo a quell'oste ingurgida-parole. Non solo ad Howl.

Applicate il concetto espresso a fatti molto più seri. Ecco, questo è il revisionismo storico.

In Texas sta succedendo la stessa cosa. Per ora abbiamo poche notizie riguardo la reazione dei legittimi oppositori. Stanno riscrivendo i libri di storia. Per esempio, siccome Thomas Jefferson è una pagina che si digerisce male, hanno deciso di buttarlo direttamente nel bidone dell'immondizia. Che se la vedessero i randagi. Oppure pensiamo a tutte quelle parti dedicate alla Guerra Civile. Mica sono cose che piacciono a tutti? Allora, via certe parti, benvenute altre. Perché in fin dei conti scrivere la storia è come ordinare al ristorante il piatto che si preferisce. E se l'ordinazione viene male, tutt'al più la si fa riscrivere.

47 Milioni di alunni, piccoli medi e grandi, sui libri scolastici non troveranno più notizia del terzo Presidente degli Stati Uniti d'America, il quale scrisse, quasi interamente di suo pugno, la Dichiarazione d'Indipendenza del 1776. Illuminista, architetto, avvocato, guida del Paese in due mandati dal 1801 al 1809, Jefferson di cose ne ha fatte, nel bene e nel male. E' giusto cancellarlo? Secondo l'amministrazione texana si. E di conseguenza è altrettanto legittimo riabilitare il senatore Joseph McCarthy, uno a cui non piacevano le streghe.

Ma perché tutto questo? Naturalmente per dare la giusta luce al presente. E' noto, ed Howl spera non si offenda nessuno, che in Texas ci sia un conservatorismo esagerato, un cristianesimo intransigente che non vede di buon occhio alcune istanze troppo "illuminate". Per esempio Jefferson sosteneva che Stato e Chiesa dovessero essere separati, nonché la libertà di culto. Dunque è una figura troppo pericolosa, potrebbe indurre in tentazione quei bravi ragazzi timorati di tutto. Ah, il diavolo! Sono più positive personalità quali McCarthy, buon esempio di come vanno trattati gli oppositori politici. Baluardo repubblicano, patria dei Bush, il Texas parla di Reagan e si sbarazza di uno dei padri fondatori.

Howl nota che in questo noi italiani siamo molto meno radicali. Noi il revisionismo lo facciamo sottile, subliminale, attraverso la Televisione. Ultimamente si sta restaurando l'immagine di Craxi. Si dice che le cose, in quella concitata fase italiana che chiamano Tangentopoli, non siano andate "a modo". Di questo ce ne siamo accorti, si passi ad Howl l'amarezza. In ogni caso, adesso si vuole dire che tutto sommato Bettino è stato un grande statista e che quindi dobbiamo perdonargli quei soldi messi in saccoccia. Insomma, è come se volessero convincerci che ad Ogni Presidente del Consiglio debba essere concesso uno sgarro ogni tanto. Peccato che quello sgarro si fondi su milioni e miliardi. Ci torneremo su. Ogni riferimento a persone è puramente causale.

Interpretare i fatti non è semplice. Ci approcciamo ad essi con una dose quantomeno minima di pregiudizio. Chi ha una fede religiosa li interpreta in alcuni modi precisi, lo stesso dicasi per chi ha una fede politica. Più o meno vale la stessa cosa per la storia. Per capirla, o almeno per provarci, una tranquilla onestà intellettuale è quello che ci vuole. Farsi un'idea sbagliata di qualcosa o qualcuno è un conto. Togliere dei capitoli dall'enciclopedia della storia umana è un altro conto. E' una questione gravissima. Nel caso del Texas, in tutti i sensi, è un'operazione maldestra.

Link utili:

www.ilsole24ore.com
Thomas Jefferson su Wikipedia
Dichiarazione d'Indipendenza degli Stati Uniti d'America, 1776

martedì 25 maggio 2010

"Ma lasciamo perdere il One Love..."

Solo negli ultimi giorni i media italiani hanno iniziato a occuparsi della situazione drammatica in cui versa la perla del mar dei caraibi: la Giamaica.

L'isola, infatti, è ormai attanagliata da crisi sociali, economiche e ultimamente anche militari che mettono a dura prova la popolazione, la quale è già martoriata da una povertà che affonda le sue radici nei decenni precedenti.

La crisi economica in Giamaica perdura, praticamente, dagli anni settanta, da quando iniziò ad aprire il suo mercato ai prodotti provenienti dagli USA e dai paesi dell'america del sud. L'agricoltura dell'isola si trasformò in modo da assecondare le richieste dei paesi importatori, ma così facendo sacrificò l'autosufficienza alimentare; il governo iniziò ad importare gli alimenti base e cominiciò ad accumulare debito estero, visto che a quel tempo era una pratica conveniente.
Con le crisi petrolifere che si susseguirono negli anni '70 e '80, i tassi di interesse sul debito accumulato dall'establishment giamaicano divennero insostenibili ed è da allora che la popolazione vive in condizioni di semi-povertà.


Le immagini che il mondo conosce, di un'isola che si muove a tempo di reggae, dalle spiagge candide, con il mare cristallino e le foreste rigogliose, sono le istantanee prese da quella che è la Giamaica turistica dei villaggi vacanze. Nei quartieri poveri e nelle periferie delle grandi città, Kingston in primis, la situazione è da guerra civile.
In media, ogni giorno, vengono commessi 9 omicidi sul'isola. Più di 3000 morti l'anno.
Le gang si contendono il mercato dello spaccio di cocaina e di marijuana. La corruzione dilaga, e molte delle autorità sono asservite proprio ai signori della droga.

Ed è qui che i mezzi di informazione internazionale iniziano ad accendere i riflettori: nella capitale, Kingston, il governo ha dichiarato lo stato di emergenza. Gli uomini del narcotrafficante Christopher «Dudus» Coke, hanno iniziato una sommossa per impedire l'arresto e l'estradizione del loro "capo" negli Stati Uniti. Un commissariato di polizia è stato dato alle fiamme, mentre altri 5 sono stati assaltati. L'esercito è sceso in strada e impone il coprifuoco.

Quella che fu la patria dell'One Love cantato da Robert Nesta Marley, si sta trasformando in una distopia, governata dalle gang di strada.
Nemmeno gli artisti reggae sono stati risparmiati dall'ondata di violenza che ogni giorno si scatena: O'Neil Edwards, voce del trio Voicemail, è stato colpito da sette colpi di pistola e lotta tra la vita e la morte. Purtroppo c'è da aspettarsi rappresaglie per questo tragico evento, le quali non faranno altro che alimentare la spirale di violenza.

sabato 22 maggio 2010

Il grande rubinetto delle meraviglie

L'energia, si sa, è una delle principali preoccupazioni della razza umana. Per produrre energia si alterano i corsi dei fiumi, si abbattono foreste, si estraggono combustibili dal cuore della terra.
Il fabbisogno di energia è costantemente in crescita e senza le adeguate tecnologie, il nostro pianeta e i suoi ecosistemi rischiano grosso a causa della sete energetica dell'uomo.


Ma se esistesse un modo per ottenere energia elettrica senza aggredire il paesaggio? Ancora: se esistesse una fonte di energia la cui unica scoria è l'acqua salata? E se quest'acqua di scarto fosse si salata, ma destinata comunque a diventarlo e arrivasse al mare più pulita di prima?
Ebbene tutto ciò sembra davvero nelle possibiltà delle centrali a osmosi.

Lasciate che Howl vi spieghi. Innanzitutto cos'è l'osmosi?

L'osmosi è quel processo che avviene tra due soluzioni separate da una membrana semipermeabile, per il quale la soluzione meno concentrata tende a ridurre la differenza di concentrazione con la soluzione maggiormente concentrata.
In pratica se si mettono in una vasca le medesime quantità di acqua dolce e acqua salata e le si separa con una membrana semipermeabile, l'osmosi farà si che l'acqua dolce attrraversi la membrana e vada a diluire l'acqua salata.
Durante questo spostamento, il flusso di liquido genera una certa pressione, che nel caso di acqua dolce e acqua salata può oscillare tra i 12 e i 30 bar di pressione, cioè 11/28 volte la pressione atmosferica al livello del mare! Mica male!


E' proprio questo il funzionamento di una centrale elettrica a osmosi: si "aspira" acqua dolce dalla foce di un fiume, la si filtra e la si mette a contatto, attraverso la solita membrana semipermeabile, con l'acqua di mare. Il flusso osmotico creato dal contatto delle due tipologie di liquido, andrà ad alimentare delle turbine le quali genereranno elettricità.
Il risultato sarà energia elettrica e acqua salata.
E' da notare che la collocazione degli impianti alla foce dei fiumi fa sì che l'acqua dolce non vada sprecata in quanto era comunque destinata a raggiungere il mare e diventare salata.


Voi, o assennati lettori, direte: "Si! E' fantascienza! Vedremo questa meraviglia tra 30 anni!"... Ed è qui che vi sbagliate. In quel meraviglioso paese chiamato Norvegia, è già stato costruito il primo prototipo di centrale a osmosi.
Allo stato attuale della tecnologia, l'impianto produce solo 4 kilowatt (sufficienti per alimentare 2 case medie) e si stima che con le membrane oggi a disposizione si possano produrre circa 3 kilowatt per ogni metro quadro. Pochini se si considera che una centrale elettrica media produce circa 1 gigawatt di elettricità.
Tuttavia gli scienziati (e gli investitori) sono molto fiduciosi: la materia prima è abbondante, i costi di mantenimento sono bassi e l'impatto ambientale non solo è bassissimo, ma anzi potrebbe aiutare a ripulire l'acqua dei molti fiumi/cloaca che sfociano in mare.
Si stima che circa il 50% del fabbisogno di energia dell'Europa possa essere coperto da queste nuove, entusiasmanti tecnologie.

Howl, sognatore per natura, già vede in questo tipo di centrali uno di quei famosi grandi rubinetti da integrare con i mille zampilli, a cui si dovrebbe attingere per spegnere la sete di energia della nostra civiltà.

venerdì 21 maggio 2010

Rivoluzione: vita creata in laboratorio

Howl oggi è occupatissimo. Ha troppe cose da pensare e la capacità di calcolo non gli è conforme. Sta ipotizzando tutta una serie di questioni, cercando di immaginare che approccio avrà quando ne incontrerà uno. La mente è offuscata da milleuno questioni. Ma incontrare chi? Howl spera di essere creduto: un uomo artificiale, un replicante umano.



"Una cellula che cambia la definizione
di ciò che si intende per vita...
Questa è la prima specie auto-replicante
esistente sul pianeta Terra il cui padre è un computer".


"E' la prima cellula sintetica che mai sia stata prodotta e la chiamiamo sintetica perché la cellula è totalmente derivata da un cromosoma sintetico, ottenuto in un sintetizzatore chimico utilizzando quattro combinazioni di sostanze chimiche,
a cominciare dalle informazioni in un computer".


Queste parole sono un tuono. A pronunciarle è stato Craig Venter, il luminare che per primo ricostruì il genoma umano. La rivoluzione è reale e si tocca con mano. In laboratorio è stata creata la vita. Howl dice "creata", e non "ricreata". Non si tratta di modelli d'analisi, né di quei plastici cervellotici di gomma che mostrano come è fatta una cellula. Qui la cellula la si fa, anzi, la si è fatta. Naturalmente siamo solo all'inizio. Per ora con la cellula artificiale possiamo "solo" ripulire l'atmosfera dal biossido di carbonio, realizzare batteri utili per produrre combustibile, creare vaccini. Non è proprio poco.

Ma il Cartello non si vuole di certo fermare sui tecnicismi scientifici. Tra qualche giorno troveremo on-line tutto quello che ci serve per capire i dettagli della faccenda, che di certo sarà spiegata da persone più competenti. Howl di conseguenza provvederà a fornirvi i link secondo lui più intelligenti. Per ora vorrebbe solo condividere con voi lo stupore, la sensazione che si ha di fronte ad un fatto epocale. Avrete già sentito le fragorose parole: "ma l'uomo vuole farsi Dio?". Ovviamente fino ad ora non eravamo mai riusciti a crearla, la vita. Abbiamo clonato cellule, questo si. Ma adesso le cose sono diverse e le questioni etico-filosofiche che ne derivano sono dirompenti. Pensate solo alle gravosi questioni che sono sorte attorno all'eutanasia. L'animo umano si è trovato di fronte alla scelta se porre o no fine alla vita di un individuo dalle funzioni vitali compromesse. Si è parlato di proposte in merito come il testamento biologico. Ecco, pensate a quanto siano immani tali questioni, e subito dopo realizzate che portata ha la creazione della vita stessa.

Howl, per ora, un po' come voi suppone, non sa né leggere né scrivere. Di certo siamo lontanissimi dal creare individui antropomorfi. Philip K. Dick, come altri scrittori, aveva già posto il problema. E con lui biologi e scienziati di ogni sorta. Come sarà il mondo quando gli uomini creeranno replicanti umani del tutto simili a loro? Pensateci un attimo, e poi un altro attimo ancora. Aiutate perlomeno Howl a pensare all'approccio che avrà quando ne incontrerà uno. La mente è offuscata da milleuno questioni.

giovedì 20 maggio 2010

La Gioconda sotto il letto

"Ma lei chi è?"
"Sono Vincenzo Peruggia!"
"Con due G?"
"Esattamente!"
"E cosa ci fa con la Gioconda sotto il cappotto?"
"Niente, l'ho rubata per patriottismo."

Quel buon diavolo di Vincenzo la sapeva lunga, quando nel 1911 deflorò le gentili barriere di sicurezza del Louvre. Chissà com'erano fatte, sempre che ce ne fossero. Chissà se ci pensò almeno una volta e mezzo. Prese il preziosissimo gingillo e se lo portò a casa, a Firenze. Erano gli anni della bella epoca, dell'arte che si faceva industriale, dei venti che iniziavano a puzzar di guerra ventura. Poco dopo Monnalisa fu ritrovata sotto il letto dell'imbianchino con due G (Howl si augura che l'assenza di virgole non comporti ambiguità), e conservava ancora il suo sorriso, ma chissà se l'esperienza le fosse piaciuta...

Ahinoi, la storia ci insegna che i ladri d'arte non sono tutti sprovveduti come Vincenzo Peruggia. Stanotte hanno rubato cinque quadri dal Museo d'Arte moderna di Parigi. E che quadri, signori! Un Picasso, un Matisse, un Braque, un Leger, un Modigliani. Di quest'ultimo è sparito il celebratissimo "Donna con ventaglio", lo conoscerete sicuramente. Un colpo al cuore, un altro al portafogli. Si stima che il valore complessivo della bella refurtiva si raggiri sui 500 milioni di euro.

La dinamica del fatto la sapete? E' semplicemente pazzesca. Un uomo è entrato dalla finestra; indisturbato s'è fatto una passeggiata senza pagare nemmeno il biglietto, durante la quale ha individuato con cura le opere da ritirare. Ha rotto il vetro d'isolamento, che, udite udite!, non era nemmeno collegato al sistema d'allarme. Con un buon taglierino e con cura certosina ha reciso le tele dalle cornici, per poi metterle in un semplice borsone. Le telecamere hanno ripreso il poco lieto evento, ma il brigante aveva il passamontagna. Naturalmente i videotapes sono stati visionati solo stamattina. Un po' troppo tardi.

Howl ragiona semplice e si chiede: ma come diavolo si fa a custodire mezzo miliardo di euro senza allarmi? Qualunque posto contenga valori così lauti viene attaccato, figuriamoci cosa succede senza protezioni! Perdonate la banalità di queste espressioni.

Pierre Cornette de Saint-Cyr, responsabile del museo, ha definito "stupido ed inutile" il fattaccio, dacché tali tele non possono essere rivendute. Howl rischia di cadere nella rete delle polemiche interiori. Ma non può non pensare che, utili o sconvenienti che siano, i furti son sempre furti. Se i dipinti non dovessero essere ritrovati, chi ripagherà l'umana gente di tale scempio? Il basso monitoraggio di un patrimonio del genere è inqualificabile.

"Nessuno può pensare di vendere questi quadri, per questo dico che è stupido rubarli", ha precisamente dichiarato Saint-Cyr. Ma ne è così sicuro?

Howl apprendendo la notizia si è subito chiesto, appunto, che fine facessero le opere d'arte rubate. In effetti non si possono trafugare beni di tale valore e rivenderli al mercato di borgata, né esporli all'emporio portuense con sotto scritto

"Modigliani col collo lungo, come nuovo,
vero affare, 250 milioni
".

Niente di nuovo sul fronte occidentale, penserete, ma la tipologia di compratore-tipo di un quadro virtuoso rimane sempre l'acquirente privato. Howl ha fatto qualche breve ricerca per capire tale meccanismo, ma ha avuto risposte semplici. Alcuni ricconi senza scrupoli comprano tali opere per puro godimento personale.

Avere in casa, in una stanza inaccessibile e segreta, un dipinto o un oggetto d'arte di cui il mondo parla, è terribilmente accattivante. L'opera è sublime di suo, figuriamoci con che bramosia la si può osservare da soli, nella propria tana. Che bello ammirarla senza l'aura pesante di quelle facce spaesate che si incontrano al museo. Lontano da quei tipi con gli occhi e la testa rivolti verso l'alto, e la mascella a terra. Brutta immagine. Penetrare un quadro da soli, invece, dovrebbe essere un po' come spiare una donna nuda dal buco della chiave. Il sapere di essere i soli al mondo a poter godere di quelle forme provoca un surplus di eccitazione.

Ricordate che fine fa il tipo de Il cuore rivelatore di Edgar Allan Poe? Howl augura a questi furfantoni la stessa sorte.

Urca, abbiamo ospiti! Sono di sotto e si apprestano a salire. Hanno un'uniforme grigia e un basco verde. Howl si assenta un attimo, voi lo scuserete. Il tempo di trasferire il Dalì dai vicini e torna.

lunedì 17 maggio 2010

Quando i libri vanno a fare in cool

"Che cosa leggi?"
"Questo libro qui!"
"Com'è?"
"E' carta igienica!"
"Ah, pessimo!"
"No, è cool!"

Ogni qualvolta in Italia abbiamo rassegne letterarie e fiere del libro, ci sentiamo dire sempre le stesse cose. Che noi italiani leggiamo poco. E se uno straniero venisse da Howl a rinfacciarglielo? C'è poco da fare, Howl accetterebbe e incasserebbe il colpo. Sembra un pensiero banale, ma quando qualcuno - che sia un amico o un sapiente per contratto -, ci dice che leggiamo poco, ci dispiace. Per alcune persone è così, ed Howl confida sia lo stesso anche per voi. Il sentire che potremmo informarci o dilettarci di più tramite la lettura dovrebbe essere da stimolo. Ma per la maggior parte dei penisolani così non è.

Se è vero che leggiamo poco, cerchiamo almeno di quantificare quel poco. Non è difficile. L'ultimo responso ISTAT è stato chiaro: gli italiani leggono in media solo 3 libri all'anno. Praticamente per leggerne uno impiegano la bellezza di quattro mesi.

Il sospiro che avete emesso lascia intendere che il dato non vi piace. Howl non dissente. Proviamo a ragionare insieme sul perché di questo scarso risultato. I motivi che impediscono una sana fruizione della lettura possono perdersi tra le righe di quel che sarà detto, a meno che Howl non ragioni in modo sintetico.

La cosa più sconvolgente è che tutto potrebbe essere dovuto alla mancanza di curiosità. Secondo Howl, ma soprattutto secondo alcune eminenze della cultura, tutto nasce un po' dall'interesse che si ha verso qualcosa. Se quel qualcosa non interessa, lo si ignora. Non si hanno stimoli nel seguire le vicende del personaggio di quel romanzo, di cui non si apprezza la bontà dello scritto in sé, dunque, perché mai leggerlo?
Un altro motivo della poca lettura, che Howl interpreta più come una scusa, è la mancanza di tempo. Ho tante cose da fare, non posso mettermi a leggere. Di solito per le cose che amiamo uno spazio lo troviamo sempre, anche se è necessario sfidare le leggi della fisica.
Terzo fattore, di cui poco si parla, è la concorrenza che lo scritto cartaceo ha nell'era della televisione e di internet. Bisogna spartire la torta. Notizie e racconti brevi si trovano anche in rete - tra poco si diffonderanno gli e-book - e soprattutto l'italiano rimane pur sempre un animale del tubo catodico. Ai libri e ai giornali, insomma, si preferiscono internet e tv. Sociologia croce mia... Ciò meriterebbe un resoconto a parte, dacché in merito ci sono conclusioni sia positive sia negative.

Ma torniamo al motivo per cui poco sopra avete sospirato. Gli italiani, si diceva, non sono così attratti dall'oggetto libro. In Giappone, per suscitare la curiosità dei lettori, si sono inventati un nuovo formato che non si può non usare almeno una volta al giorno. Un nuovo tascabile? No, un nuovo avvolgibile: la carta igienica!

L'iniziativa è reale ed ha avuto anche successo. Parliamone concedendoci un sorriso. Lo scrittore di thriller Koji Suzuki ha pubblicato il suo nuovo libro su carta igienica. Per sperimentarla, all'inizio è stata messa nei bagni pubblici di Tokyo. Geniale, no? Fare leva sui bisogni "di prima necessità" dell'uomo ha sempre successo. Uno va in bagno e nel bel mezzo della catarsi viene colpito dalle formicolanti... parole, stampate e in bella mostra sul rotolo di carta. La curiosità "stimolata nella stimolazione" è sicuramente virtuosa, ma Howl vi prega di non immedesimarvi troppo...

Il cartellaio non è in grado di farvi sapere in quali punti vendita - o in quali scaffali - il libro igienico è stato collocato. Certo è che l'operazione di marketing è stata molto arguta. Quelli della casa editrice Hayashi Paper lo sapevano bene, e Drop, questo il titolo del libro pubblicato ormai un anno fa, ha avuto buoni risultati di vendita. L'autore, Suzuki, per dovere di cronaca howliana, è quello di Dark Water e Ring, da cui sono stati tratti dei film.

Potremmo anche noi andare in bagno, magari in un futuro non troppo lontano, e trovare l'ultimo best seller a portata di mano. La strategia potrebbe funzionare anche qui. A detta di Howl, però, ciò è applicabile solo ad una letteratura facilmente fruibile. Leggere su un formato del genere, per dire una banalità, è molto scomodo. Se volete fare le cose seriamente non potete prescindere dal buon vecchio olezzante volumino. Il libro igienico, con tutto ciò che ne comporta, più che altro è solo un oggetto, come dire, cool?

***
"Che cosa leggi?"
"Quello che mi consiglierai."

Dipende sempre tutto da noi stessi, da quanto siamo disposti ad incuriosirci, dal modo col quale guardiamo - in questo caso leggiamo - il vecchio e il nuovo. Ad ogni modo Howl vi invita, guarda caso, alla lettura. Cercate quello che vi piace. Evitiamo che i libri vadano a fare in cool. Compriamoli, scambiamoli. Se proprio siamo avari lasciamo che ce li regalino, e vedrete che la cultura non andrà a rotoli.