"Non si possono fare processi mediatici in televisione!", tuona uno;
"La privacy è un diritto sacrosanto che i giornali non devono violare!", gli risponde l'altro;
"E' un'indecenza che sui giornali si leggano peste e corna di un povero cristo!", gli fa eco il compare...
Belle fregnacce se pronunciate da dei parlamentari!
I politici italiani (ma anche quelli di altri paesi) devono essere persone TRASPARENTI. Non dovrebbe esserci neanche l'esigenza di intercettarli/indagarli perché dovrebbero essere un esempio di rigore morale. Non a caso il termine "candidato" deriva dall'uso di tuniche bianche che gli antichi romani dovevano indossare quando si presentavano alle "elezioni"; servivano a dimostrare al popolo di essere senza macchia.
Oggi i politici dovrebbero vestirsi tipo Arlecchino, sia perché sono diventati delle macchiette (passate ad Howl il gioco di parole), sia perché i loro peccati sono sconfinati.
Ma Howl è uomo, donna, bambino di mondo! Sa che nessuno è senza macchia. E se chi è senza peccato può scagliare la prima pietra, allora le pietre rimarranno salde a terra.
La questione da dirimere è questa: fare ricerche su di una persona al fine di scoprirne le magagne è attività deplorevole?
Infatti è questo che i nostri/vostri rappresentanti politici non hanno afferrato: fare un'inchiesta giornalistica su di un politico non è un delitto, così come pubblicarne i risultati non è un processo mediatico: se un personaggio pubblico, investito del potere di governare su milioni di italiani, nasconde aspetti oscuri o quanto meno poco chiari della sua vita, è DOVERE di un giornalista (e delle autorità giudiziarie) INDAGARE.
Il Presidente del Consiglio dei ministri Silvio Berlusconi ha poco fa commentato in tono ironico, riguardo all'affaire Scajola: "Come gli italiani ben sanno, in Italia c'è fin troppa libertà di stampa!".
Howl si permette di dissentire... Con il progetto di legge sulle intercettazioni che l'attuale governo sta portando avanti non si potranno più riportare né parafrasare frasi e fatti riguardanti un'indagine giudiziaria in corso; non importa se questi siano o no coperti dal segreto. Nessun mezzo di informazione potrà dire "Tizio è accusato di aver rubato!".
Secondo Howl questa si chiama MAFIA.
Il processo mediatico è una sciocchezza. Se non si ha nulla di cui doversi vergognare, si affrontano le menzogne a testa alta. Evidentemente per molte figure pubbliche italiane ciò non corrisponde a verità.
martedì 4 maggio 2010
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La questione è di grande attualità, ma delicatissima perché coinvolge temi caldi, anzi caldissimi, come il diritto di cronaca, il rispetto della privacy, la libertà di informazione, la questione morale nella classe politica. I punti di vista possono essere innumerevoli, ma quale che sia il peso assegnato all’uno piuttosto che all’altro aspetto del problema, resta per me centrale il rispetto della persona e dei suoi spazi di libertà, quale che sia l’attività svolta. Con questo non intendo assolutamente suggerire una sorta di zona franca per politici e uomini di potere corrotti, ma distinguere le due condizioni, quella di politico e quella di uomo, e invitare giornalisti, conduttori televisivi e opinione pubblica a rispettare le due sfere. Esempio: ben vengano servizi giornalistici, pubblicazione di intercettazioni, sondaggi e talk-show quando un politico viene sospettato o accusato di corruzione, associazione mafiosa, e più in generale di ogni forma di reato capace di “macchiare” la sua condizione di rappresentante del popolo, ma che non si vada oltre. Di un politico che va a trans o che cornifica la consorte (sempre beninteso che la questione non abbia rilevanza penale, perché, ad esempio, si spendono soldi pubblici) io, cittadino, non ho diritto di interessarmi, a meno che non siamo sotto l’ombrellone e sfogliamo Novella 2000!
RispondiEliminaRipeto: ben vengano le inchieste giornalistiche e i servizi del TG che partono anche da semplici indizi (anche se questo è per me è già cosa grave perché ci scordiamo del basilare principio di civiltà “innocente fino a prova contraria”)se l’inchiesta coinvolge un politico e gli indizi mostrano un possibile coinvolgimento in affari loschi che minano la sua credibilità come politico, ma che non si vada oltre. Altrimenti ci ritroveremo ad essere bombardati da servizi giornalistici, sondaggi e talk-show sui problemi di cuore del premier e notizie ben più pregnanti come la natura e l’esito dei processi a suo carico o il contenuto delle innumerevoli leggi ad personam approvate sotto il suo mandato passeranno sotto silenzio, o quasi. Ma...accidenti: tutto questo succede già!!!!
Howl concorda con il carissimo commentatore anonimo: il diritto alla privacy è sacrosanto, ma viene meno quando si commette un reato (per lo meno per quanto riguarda gli inquirenti...).
RispondiEliminaMa va ben distinta la libertà di informazione e il diritto di cronaca dal gossip e dal pettegolezzo: le inchieste giornalistiche possono essere uno strumento importante per portare sotto l'occhio dell'opinione pubblica i reati che un cittadino ha commesso; il gossip di contro è questione più faceta e a modo di vedere di Howl, il pettegolezzo non giustifica certamente la violazione della privacy di nessuno né tanto meno la pubblicazione sui giornali di fatti privati che non costituiscono reato.
Rimane il fatto che le intercettazioni sono uno strumento fondamentale per molte indagini, troncarne l'utilizzo per non dar fastidio alla famigerata "Casta", consentirebbe a molti furfanti di farla franca.
riflettendo meglio sul problema legato a privacy, intercettazioni e questione morale, mi viene da pensare che una delle possibili ragioni per cui l'argomento è così scottante in Italia risiede nel fatto che oggi come oggi la politica non si fa più sui programmi politici, ma SUI POLITICI direttamente!!! la priorità diventa allora NON la soluzione ai problemi di ordine sociale-economico-giuridico che affliggono il Paese(com'è normalmente da attendersi da parte di una classe politica), ma il controllo e la gestione del flusso di informazioni legate a singoli personaggi della scena politica!!! la campagna elettorale e la durata dei mandati governativi si misurano più sulla credibilità DEL LEADER, che sulla validità e la incisività dei programmi politici!!! il governo Berlusconi ne è un drammatico esempio.
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