Oggi era intenzione di Howl parlare del sistema di riciclaggio del denaro quando invece è incappato in questa notizia che l'ha sconvolto parecchiotto: "L'Inghilterra vieta la circolazione alle banconote da 500 Euro"...
La S.O.C.A. (Serious Organised Crime Agency, una specie di anti-mafia inglese) ha condotto un'indagine secondo la quale le banconote da 500 € sono usate soprattutto nelle transazioni e negli affari illegali.
Si stima che solo il 10% delle transazioni fatte con banconote di questo taglio sia da ricondursi ad operazioni legali.
La cosa non è di poco conto se ci pensate: in Europa sono state stampate 464 MILIONI di banconote da 500 euro, questo significa che ci sono in circolazione 232.000.000.000 di € in questo formato. Poniamo che in ognuno dei 27 Stati dell'Europa Unita ci siano in giro le stesse quantità di banconote (anche se oltre manica non hanno formalmente l'euro comunque ne girerà parecchio), questo significa che in Inghilterra ci saranno 17,1 milioni di pezzi da 500 euro, dei quali 15,3 saranno usati per affari loschi...
"Caspita!" esclama Howl! E dopo essersi stupito per 30 secondi si chiede: a cosa serve fare una banconota con il valore da 1 milione di vecchie lire? Non sarebbe stato più intelligente fare biglietti da 1 e 2 euro di modo da dare a questi un valore "psicologico" maggiore?
E' infatti dimostrato che gran parte della nostalgia nei confronti della cara vecchia Lira è dovuta alla sensazione che si spendesse di meno utilizzandola; tale sensazione è stata poi ricondotta, tra l'altro, al fatto che 1 e 2 euro sono stati fatti in formato di moneta, il che, agli occhi di chi era abituato ad usare monete che valevano molto meno, ha di fatto creato una forte impressione di "deprezzamento" della divisa europea.
Howl pensa che in questo caso avremmo dovuto prendere spunto dal caro vecchio Zio Paperone: lui non a caso teneva sotto chiave il suo preziosissimo "Numero 1"!
giovedì 13 maggio 2010
martedì 11 maggio 2010
Giocattoli di Arboform: bambole e robot biodegradabili
Suvvia, fate un salto nel passato. Howl si augura che sia per voi un tempo non troppo lontano. Ricordate i giocattoli che avevate da piccoli? Videogiochi, modellini di robot, bambole, macchinucce e così via. Belli, no? Sicuramente ne ricorderete anche colori ed odori. Sono evocazioni che per forza di cose si stampano nella mente di ognuno. I giocattoli di oggi sono fatti di materiali forse non troppo dissimili da quelli di un tempo. Howl non parla dell'800, quindi pensa che abbiate avuto a che fare comunque con giocattoli di plastica. Ma l'uomo che ruggì dal futuro dice ad Howl che i giocattoli venturi saranno fatti di materiali diversi. Howl è certo che ciò non vi stupisce. Bene, vediamo di cosa si tratta.
In questi giorni il Cartello si è piazzato sul tema energie rinnovabili. Come sapete, anche alcuni materiali sono rinnovabili.
I materiali biodegradabili sono un calcio di rigore contro l'inquinamento, ne sentiremo sempre più parlare per fortuna. Altri materiali sono riciclabili - che non è proprio la stessa cosa -, ed Howl oggi vi vuole parlare di un esempio particolare.
Un anno fa è stato messo a punto un materiale inedito nella storia della chimica: l'Arboform. Si tratta di un'alternativa "verde" alla plastica, essendo completamente biodegradabile.
I tedeschi Jürgen Pfitzer e Helmut Nägele, dell’istituto Fraunhofer per la tecnologia chimica, con questa meravigliosa soluzione hanno vinto il premio Inventore europeo 2010, nella sezione "ricerca".
Ma che cos'è, e di che cosa è fatto l'Arboform? Spendiamo due parole. L'Arbofom si ottiene dalla lignina, un gruppo di composti chimici che si trovano proprio nella parete cellulare del legno. Insomma, si tratta di vero e proprio legno liquido, che una volta estratto, tramite un processo di solidificazione diventa "simile" alla plastica. Ma si parla pur sempre di legno: liberarsene non comporta nessuna preoccupazione, visto che si decomporrà in modo del tutto naturale.
La produzione di questa sostanza biodegradabile ridurrà in futuro la nostra dipendenza dal petrolio, dal quale si ottiene la vecchia plastica che conosciamo e che potremmo non più usare.
E' ottenibile anche riciclando dalla carta, dato non trascurabile. Il campo di applicazione di questo materiale esiste già. Molti interni e cruscotti di macchine sono fatti di Arboform, e proprio in questo momento alcuni giocattoli iniziano ad essere costruiti in tal modo. Con l'Arboform, inoltre, si possono costruire i gusci di telefonini, computer e televisori, insomma tutto quello che siete abituati a immaginare di plastica.
Howl dimenticava un fatto importante: per fare tutto questo non è necessario abbattere neppure un albero. I seguenti link per chi volesse saperne di più:
futuroXtutti
www.genitronsviluppo.com
www.ecoblog.it
Howl vi invita di nuovo a rammentare i vostri amati giocattoli, in modo tale che potrete spiegare ai vostri figli che quelli di una volta avevano un sapore diverso. Howl, inoltre, esprime tutta la sua solidarietà alle future Barbie che saranno rinchiuse in barattoli d'acqua.
In questi giorni il Cartello si è piazzato sul tema energie rinnovabili. Come sapete, anche alcuni materiali sono rinnovabili.
I materiali biodegradabili sono un calcio di rigore contro l'inquinamento, ne sentiremo sempre più parlare per fortuna. Altri materiali sono riciclabili - che non è proprio la stessa cosa -, ed Howl oggi vi vuole parlare di un esempio particolare.
Un anno fa è stato messo a punto un materiale inedito nella storia della chimica: l'Arboform. Si tratta di un'alternativa "verde" alla plastica, essendo completamente biodegradabile.
I tedeschi Jürgen Pfitzer e Helmut Nägele, dell’istituto Fraunhofer per la tecnologia chimica, con questa meravigliosa soluzione hanno vinto il premio Inventore europeo 2010, nella sezione "ricerca".
Ma che cos'è, e di che cosa è fatto l'Arboform? Spendiamo due parole. L'Arbofom si ottiene dalla lignina, un gruppo di composti chimici che si trovano proprio nella parete cellulare del legno. Insomma, si tratta di vero e proprio legno liquido, che una volta estratto, tramite un processo di solidificazione diventa "simile" alla plastica. Ma si parla pur sempre di legno: liberarsene non comporta nessuna preoccupazione, visto che si decomporrà in modo del tutto naturale.
La produzione di questa sostanza biodegradabile ridurrà in futuro la nostra dipendenza dal petrolio, dal quale si ottiene la vecchia plastica che conosciamo e che potremmo non più usare.
E' ottenibile anche riciclando dalla carta, dato non trascurabile. Il campo di applicazione di questo materiale esiste già. Molti interni e cruscotti di macchine sono fatti di Arboform, e proprio in questo momento alcuni giocattoli iniziano ad essere costruiti in tal modo. Con l'Arboform, inoltre, si possono costruire i gusci di telefonini, computer e televisori, insomma tutto quello che siete abituati a immaginare di plastica.
Howl dimenticava un fatto importante: per fare tutto questo non è necessario abbattere neppure un albero. I seguenti link per chi volesse saperne di più:
futuroXtutti
www.genitronsviluppo.com
www.ecoblog.it
Howl vi invita di nuovo a rammentare i vostri amati giocattoli, in modo tale che potrete spiegare ai vostri figli che quelli di una volta avevano un sapore diverso. Howl, inoltre, esprime tutta la sua solidarietà alle future Barbie che saranno rinchiuse in barattoli d'acqua.
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L'UOMO CHE RUGGI' DAL FUTURO
lunedì 10 maggio 2010
Un grosso rubinetto è meglio di mille zampilli?
Il rapporto costo/benefici è ciò che contraddistingue la nostra vita.
Ogni azione intrapresa dall'uomo, che non sia mossa da motivi sentimentali, deve attenersi a un semplice ragionamento: quanta fatica faccio per ottenere un dato obiettivo? Cosa ne guadagno dal raggiungimento di questo obiettivo?
Per le azioni di ogni singolo la risposta a queste domande è quasi sempre soggettiva e in quanto tale (quasi) insindacabile.
Quando queste domande vengono poste per analizzare un bene pubblico, invece, la domanda non deve essere soggettiva, ma deve attenere a dati certi e possibilmente deve corrispondere ad un progetto prestabilito.
Howl continua con l'analisi delle fonti energetiche disponibili muovendo da questo concetto: c'è davvero necessità di costruire nuove centrali?
Howl cerca di procedere con ordine.
Partiamo dal nucleare: quanto costa una centrale? Per costruire una centrale nucleare si spendono in media (dipende da quali fonti si prendono come riferimento) 250/350 milioni di euro e si impiegano (sempre in media) 10/15 anni per costruirla.
Ogni anno una centrale a fissione necessita di circa 150/200 tonnellate di uranio naturale, che attualmente sul mercato è quotato circa 150 $ al kilogrammo. Questo significa che ogni anno si dovrebbero acquistare 30 milioni di dollari di uranio per ogni centrale nucleare.
I costi di smantellamento di una centrale si aggirano intorno ai 550/750 MILIONI di dollari. Dipende dalla tecnologia utilizzata per costruirla e dallo stato dell'impianto. Va fatto notare che una centrale prima o poi deve essere smantellata perché le necessità di sicurezza non consentono a un impianto nucleare di essere "rattoppato".
I costi di smaltimento delle scorie nucleari non sono noti, né tanto meno lo è il costo del loro impatto ambientale, se si dovesse verificare un qualsiasi incidente grave.
In ogni centrale lavorano 100/150 dipendenti, ognuno con uno stipendio variabile, ma Howl ritiene di non dover tenere nel novero dei costi l'onesto lavoro di qualsivoglia persona rispettosa delle leggi.
Una centrale, tirando le somme, ci può costare più di un miliardo e mezzo di euro... Tuttavia, può produrre anche 1,5 gigawatt di potenza, ossia 1500 megawatt, 1,5 milioni di watt, attestando il costo medio per ogni kilowatt ora intorno agli 0,03 €. Solo le centrali a carbone e quelle idroelettriche consentono un costo minore che si aggira intorno agli 0,02 €.
Ora passiamo ad un esempio di energie rinnovabili: i pannelli fotovoltaici.
Un pannello a energia solare costa in media 12/15 mila euro.
In media gli impianti domestici producono 2,5 kilowatt sfruttando 25/30 metri quadrati di superficie. Molto comunque dipende dalla tecnologia utilizzata.
I costi da sostenere, una volta ammortizzato l'investimento iniziale, sono solo quelli di pulizia e manutenzione ordinaria del pannello.
Tuttavia, a conti fatti, il costo per ogni kilowatt prodotto col solare si aggira intorno agli 0,50 € e l'impianto può essere utilizzato solo in giornata soleggiate.
Ora, alla luce di queste informazioni, ponetevi la seguente domanda: per riempire una vasca si ha per forza necessità di aprire un grande rubinetto? Oppure si possono utilizzare migliaia di zampilli? E ancora: se la vasca ha dei buchi, cosa è meglio fare? Aprire di più il rubinetto o tappare prima le falle?
Rapportate queste domande alla questione energetica: se ogni casa in costruzione in Italia fosse dotata di impianto fotovoltaico, magari coadiuvato da un impianto mini-eolico o mini-geotermico (nei prossimi post Howl illustrerà il funzionamento di questi ultimi) cosa accadrebbe? Se ogni edificio fosse progettato al fine di ottenere la massima efficienza energetica, quanta energia si risparmierebbe? E non si parla di cifre stratosferiche! Una casa ecosostenibile costa il 10/15 % in più di una casa di pari metratura costruita con tecniche convenzionali; il discorso è che quella ecocompatibile non ha praticamente costi energetici! Immaginate quanti soldi risparmierebbe la vostra famiglia non pagando la bolletta della luce... Ora moltiplicate per 60 milioni di cittadini italiani.
Questo è il vero rapporto costo/beneficio!
Non si ha necessità di costruire nuove centrali elettriche, si ha necessità di ripensare l'utilizzo che facciamo dell'energia. Se si ha necessità di illuminare una stanza perchè utilizzare una tecnologia che consuma 100 watt, quando posiamo usarne una che ne utilizza 15?
Ogni azione intrapresa dall'uomo, che non sia mossa da motivi sentimentali, deve attenersi a un semplice ragionamento: quanta fatica faccio per ottenere un dato obiettivo? Cosa ne guadagno dal raggiungimento di questo obiettivo?
Per le azioni di ogni singolo la risposta a queste domande è quasi sempre soggettiva e in quanto tale (quasi) insindacabile.
Quando queste domande vengono poste per analizzare un bene pubblico, invece, la domanda non deve essere soggettiva, ma deve attenere a dati certi e possibilmente deve corrispondere ad un progetto prestabilito.
Howl continua con l'analisi delle fonti energetiche disponibili muovendo da questo concetto: c'è davvero necessità di costruire nuove centrali?
Howl cerca di procedere con ordine.
Partiamo dal nucleare: quanto costa una centrale? Per costruire una centrale nucleare si spendono in media (dipende da quali fonti si prendono come riferimento) 250/350 milioni di euro e si impiegano (sempre in media) 10/15 anni per costruirla.
Ogni anno una centrale a fissione necessita di circa 150/200 tonnellate di uranio naturale, che attualmente sul mercato è quotato circa 150 $ al kilogrammo. Questo significa che ogni anno si dovrebbero acquistare 30 milioni di dollari di uranio per ogni centrale nucleare.
I costi di smantellamento di una centrale si aggirano intorno ai 550/750 MILIONI di dollari. Dipende dalla tecnologia utilizzata per costruirla e dallo stato dell'impianto. Va fatto notare che una centrale prima o poi deve essere smantellata perché le necessità di sicurezza non consentono a un impianto nucleare di essere "rattoppato".
I costi di smaltimento delle scorie nucleari non sono noti, né tanto meno lo è il costo del loro impatto ambientale, se si dovesse verificare un qualsiasi incidente grave.
In ogni centrale lavorano 100/150 dipendenti, ognuno con uno stipendio variabile, ma Howl ritiene di non dover tenere nel novero dei costi l'onesto lavoro di qualsivoglia persona rispettosa delle leggi.
Una centrale, tirando le somme, ci può costare più di un miliardo e mezzo di euro... Tuttavia, può produrre anche 1,5 gigawatt di potenza, ossia 1500 megawatt, 1,5 milioni di watt, attestando il costo medio per ogni kilowatt ora intorno agli 0,03 €. Solo le centrali a carbone e quelle idroelettriche consentono un costo minore che si aggira intorno agli 0,02 €.
Ora passiamo ad un esempio di energie rinnovabili: i pannelli fotovoltaici.
Un pannello a energia solare costa in media 12/15 mila euro.
In media gli impianti domestici producono 2,5 kilowatt sfruttando 25/30 metri quadrati di superficie. Molto comunque dipende dalla tecnologia utilizzata.
I costi da sostenere, una volta ammortizzato l'investimento iniziale, sono solo quelli di pulizia e manutenzione ordinaria del pannello.
Tuttavia, a conti fatti, il costo per ogni kilowatt prodotto col solare si aggira intorno agli 0,50 € e l'impianto può essere utilizzato solo in giornata soleggiate.
Ora, alla luce di queste informazioni, ponetevi la seguente domanda: per riempire una vasca si ha per forza necessità di aprire un grande rubinetto? Oppure si possono utilizzare migliaia di zampilli? E ancora: se la vasca ha dei buchi, cosa è meglio fare? Aprire di più il rubinetto o tappare prima le falle?
Rapportate queste domande alla questione energetica: se ogni casa in costruzione in Italia fosse dotata di impianto fotovoltaico, magari coadiuvato da un impianto mini-eolico o mini-geotermico (nei prossimi post Howl illustrerà il funzionamento di questi ultimi) cosa accadrebbe? Se ogni edificio fosse progettato al fine di ottenere la massima efficienza energetica, quanta energia si risparmierebbe? E non si parla di cifre stratosferiche! Una casa ecosostenibile costa il 10/15 % in più di una casa di pari metratura costruita con tecniche convenzionali; il discorso è che quella ecocompatibile non ha praticamente costi energetici! Immaginate quanti soldi risparmierebbe la vostra famiglia non pagando la bolletta della luce... Ora moltiplicate per 60 milioni di cittadini italiani.
Questo è il vero rapporto costo/beneficio!
Non si ha necessità di costruire nuove centrali elettriche, si ha necessità di ripensare l'utilizzo che facciamo dell'energia. Se si ha necessità di illuminare una stanza perchè utilizzare una tecnologia che consuma 100 watt, quando posiamo usarne una che ne utilizza 15?
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THE ENERGY AFTER TOMORROW
domenica 9 maggio 2010
Nucleare: e se fosse inutile?
Nucleare, non nucleare. A voi l'ardua sentenza. Come sapete, in un futuro abbastanza prossimo anche l'Italia si doterà di centrali nucleari. Logicamente ognuno di voi ha la sua idea in merito, favorevole o sfavorevole che sia. I meno interessati guardano queste cose da un oblò, e dicono "non me ne intendo, quindi non so". Urca, dovremmo iniziare ad intendercene un po', perché il futuro prossimo è un tempo molto simile al presente.
Oggi, infatti, Howl il cartello errante lo piazza qui. Perché in questa zona dovrebbesi, a suo avviso, meditare. La domanda più semplice da cui iniziare è la seguente: ma questo nucleare, a che serve? Beh, a produrre energia, potrebbe rispondere uno. E per produrla, dice Howl, serve fare la fissione del nucleo? A questo punto quell'uno, se ha fantasia, potrebbe rispondere che rendere "fesso" il nucleo è necessario se si vuole avere una certa quantità energetica. In tal caso Howl risponderebbe che gli italiani non vorrebbero, o almeno, non dovrebbero, fare la stessa fine di quel nucleo fesso.
Dove vuole arrivare Howl? Al fatto che, udite udite, le centrali nucleari potrebbero essere inutili. Nel senso di non utili, né più né meno. Poco fa il Cartellaio Matto era sul blog scientifico di Repubblica online, e leggeva un articolo di Valerio Gualerzi in merito.
http://gualerzi.blogautore.repubblica.it/
Parrebbe che il mondo, da qualche anno avanti in poi, potrebbe cavarsela anche senza centrali nucleari. O almeno senza l'aumento di esse. Con questo Howl non vuole schierarsi necessariamente a sfavore delle stesse, ma solo riportarvi una notizia, un dato numerico, molto significativo. Nell'anno di gloria 2030, le fonti di energia rinnovabili potrebbero produrre dal 39 al 45% dell’elettricità consumata. Energia solare, eolica e affini, funzioneranno meglio, e se lo vorremo, avranno grandissima diffusione. La crescita dei consumi energetici, inoltre, dovrebbe arrestarsi e diventare decrescita. E' un dato abbastanza incredibile, ma qualche scienziato che ne sa più di Howl sostiene questo. Perché dovrebbe essere così? Perché l'ottimizzazione di elettrodomestici, computer e marchingegni vari, dovrebbe portare ad una minore domanda di energia elettrica degli stessi. In parole povere, gli elettrodomestici dovrebbero consumare meno. Howl potrebbe anche tirar fuori numeroni, rapporti tra la crescita della popolazione mondiale e fabbisogno di energia, ma vi risparmia tutto quello che troverete, più comodamente e autorevolmente, nel link di cui sopra.
Gli scienziati si dividono sul reale futuro andamento dei consumi energetici. Effettivamente non possiamo sapere con certezza se il dispendio energetico effettivamente diminuirà. Quello su cui concordano tutti, però, è che le energie pulite subiranno un'impennata non indifferente. Tutto sta nel vedere se politici e multinazionali saranno d'accordo nell'investire in questa direzione. Questo sta anche a noi. Deve essere il cittadino a far pressione, affinché il rinnovabile sia meritatamente considerato.
Howl vi assicura che tornerà a piantare il suo cartello da queste parti. Nel frattempo va a tentare di convincere Don Chisciotte a lasciare in pace i mulini a vento.
Oggi, infatti, Howl il cartello errante lo piazza qui. Perché in questa zona dovrebbesi, a suo avviso, meditare. La domanda più semplice da cui iniziare è la seguente: ma questo nucleare, a che serve? Beh, a produrre energia, potrebbe rispondere uno. E per produrla, dice Howl, serve fare la fissione del nucleo? A questo punto quell'uno, se ha fantasia, potrebbe rispondere che rendere "fesso" il nucleo è necessario se si vuole avere una certa quantità energetica. In tal caso Howl risponderebbe che gli italiani non vorrebbero, o almeno, non dovrebbero, fare la stessa fine di quel nucleo fesso.
Dove vuole arrivare Howl? Al fatto che, udite udite, le centrali nucleari potrebbero essere inutili. Nel senso di non utili, né più né meno. Poco fa il Cartellaio Matto era sul blog scientifico di Repubblica online, e leggeva un articolo di Valerio Gualerzi in merito.
http://gualerzi.blogautore.repubblica.it/
Parrebbe che il mondo, da qualche anno avanti in poi, potrebbe cavarsela anche senza centrali nucleari. O almeno senza l'aumento di esse. Con questo Howl non vuole schierarsi necessariamente a sfavore delle stesse, ma solo riportarvi una notizia, un dato numerico, molto significativo. Nell'anno di gloria 2030, le fonti di energia rinnovabili potrebbero produrre dal 39 al 45% dell’elettricità consumata. Energia solare, eolica e affini, funzioneranno meglio, e se lo vorremo, avranno grandissima diffusione. La crescita dei consumi energetici, inoltre, dovrebbe arrestarsi e diventare decrescita. E' un dato abbastanza incredibile, ma qualche scienziato che ne sa più di Howl sostiene questo. Perché dovrebbe essere così? Perché l'ottimizzazione di elettrodomestici, computer e marchingegni vari, dovrebbe portare ad una minore domanda di energia elettrica degli stessi. In parole povere, gli elettrodomestici dovrebbero consumare meno. Howl potrebbe anche tirar fuori numeroni, rapporti tra la crescita della popolazione mondiale e fabbisogno di energia, ma vi risparmia tutto quello che troverete, più comodamente e autorevolmente, nel link di cui sopra.
Gli scienziati si dividono sul reale futuro andamento dei consumi energetici. Effettivamente non possiamo sapere con certezza se il dispendio energetico effettivamente diminuirà. Quello su cui concordano tutti, però, è che le energie pulite subiranno un'impennata non indifferente. Tutto sta nel vedere se politici e multinazionali saranno d'accordo nell'investire in questa direzione. Questo sta anche a noi. Deve essere il cittadino a far pressione, affinché il rinnovabile sia meritatamente considerato.
Howl vi assicura che tornerà a piantare il suo cartello da queste parti. Nel frattempo va a tentare di convincere Don Chisciotte a lasciare in pace i mulini a vento.
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THE ENERGY AFTER TOMORROW
sabato 8 maggio 2010
...un pò come leggere senza sapere l'alfabeto
In questi tempi di crisi finanziarie, crisi monetarie, crisi economiche e crisi d'ingenuità (ma non d'identità), Howl si è reso conto che molti parlano di mercati, azioni, obbligazioni, rating e paroloni tecnico-economici, ma che nessuno poi va a spiegare cosa significano.
E' un po' come chiedere a qualcuno di leggere qualcosa, senza prima spiegargli quali sono le lettere dell'alfabeto!
Se permettete ad Howl la presunzione di voler spiegare, a lor signori, di cosa si parla in questi cupi momenti economici, continuate nella lettura di questo post. Altrimenti Howl porge le sue scuse e vi invita a trovare la prossima locazione nella quale il cartello si fermerà, o magari si è già fermato.
Si parla ultimamente del potere enorme che esercitano le agenzie di rating. Ma cosa sono queste agenzie di rating? Ancora: cos'è il rating? E perchè servono delle agenzie per assegnarlo?
Visto che l'ovvio non lo controlla nessuno, Howl è andato a sbirciare...
Il rating è un sistema di classificazione del rischio dei titoli obbligazionari.*
Il giudizio di rating si esprime con un valore in lettere, dal migliore AAA al peggiore C o D, e dipende dall'agenzia a cui si fa riferimento. Influisce sulla differenza tra il rendimento atteso e il tasso d'interesse privo di rischio della società in oggetto. In parole ancor più povere: migliore è il giudizio di rating, e minore è la probabilità che la società su cui il voto è espresso risulti insolvente.
Il rating quindi è un "termometro" che misura la solidità di una società quotata in borsa, cioè la sua capacità di ripagare i debiti. Questo influisce particolarmente sulla fiducia che gli investitori riporranno nelle società in questione.
Facciamo un esempio. La ditta X è quotata in borsa. X ha un rating A. Se il suo rating viene abbassato a BBB, i tassi di interesse applicati dalle banche ai suoi prestiti verranno ritoccati verso l'alto, perché la ditta X viene ora vista come meno "sicura", e probabilmente per far fronte a tali oneri la X si vedrà costretta a "batter cassa", ad esempio vendendo dei beni.
Di contro, se il rating di X fosse alzato ad AA questo verrebbe giudicato dal mercato come un segno di rafforzamento strutturale della ditta X. Di conseguenza i tassi di interesse applicati dalle banche potrebbero diminuire, gli investimenti fatti dagli azionisti verrebbero valutati come più sicuri, e in ultima analisi si avrebbe un aumento di investimenti sulla ditta X.
Ben capite che il giudizio di rating è di un'importanza colossale! Ma su questo torneremo più in là...
Il giudizio di rating è assegnato da agenzie private che svolgono questo compito a pagamento (chi l'avrebbe mai detto! ahah) e attualmente ne esistono tre: Standard & Poor's, Moody's e Fitch Rating. Queste agenzie avviano uno studio sulla società su cui emettere giudizio, e infine un organo collegiale stabilisce il rating. Il rating può essere pubblicato o tenuto riservato, ma dall'emissione di giudizio in poi l'agenzia terrà sotto costante monitoraggio la società su cui ha emesso il suo voto.
Dopo questo spiegone tecnico vengono le considerazioni: essendo il rating così importante le agenzie che lo stabiliscono hanno praticamente potere di vita e di morte sul mercato azionario. Se le agenzie, per un motivo o per un altro, dovessero sbagliare nell'esprimere un giudizio su uno Stato o su una grossa società, potrebbero mettere in ginocchio migliaia di investitori. E' un po' quello che sta succedendo in Spagna: il mercato ha investito molto nel debito del paese, ma qualche giorno fa le agenzie di rating hanno abbassato il loro giudizio mettendo in crisi l'economia spagnola... Il tutto con evidenti ripercussioni sull'economia reale dei sudditi di Re Juan Carlos...
Howl spera di essere stato chiaro nell'esporre un argomento così complesso ma estremamente importante.
Giustificherete Howl se ha omesso lunghi e noiosi passaggi tecnici, ma oggetto di questo post è quello di fare chiarezza e non di essere puntiglioso.
*I titoli obbligazionari vengono chiamati più semplicemente obbligazioni o bond, ossia un titolo emesso da società o enti pubblici che danno diritto a chi li acquista di riscuotere un capitale sommandovi un'interesse.
E' un po' come chiedere a qualcuno di leggere qualcosa, senza prima spiegargli quali sono le lettere dell'alfabeto!
Se permettete ad Howl la presunzione di voler spiegare, a lor signori, di cosa si parla in questi cupi momenti economici, continuate nella lettura di questo post. Altrimenti Howl porge le sue scuse e vi invita a trovare la prossima locazione nella quale il cartello si fermerà, o magari si è già fermato.
Si parla ultimamente del potere enorme che esercitano le agenzie di rating. Ma cosa sono queste agenzie di rating? Ancora: cos'è il rating? E perchè servono delle agenzie per assegnarlo?
Visto che l'ovvio non lo controlla nessuno, Howl è andato a sbirciare...
Il rating è un sistema di classificazione del rischio dei titoli obbligazionari.*
Il giudizio di rating si esprime con un valore in lettere, dal migliore AAA al peggiore C o D, e dipende dall'agenzia a cui si fa riferimento. Influisce sulla differenza tra il rendimento atteso e il tasso d'interesse privo di rischio della società in oggetto. In parole ancor più povere: migliore è il giudizio di rating, e minore è la probabilità che la società su cui il voto è espresso risulti insolvente.
Il rating quindi è un "termometro" che misura la solidità di una società quotata in borsa, cioè la sua capacità di ripagare i debiti. Questo influisce particolarmente sulla fiducia che gli investitori riporranno nelle società in questione.
Facciamo un esempio. La ditta X è quotata in borsa. X ha un rating A. Se il suo rating viene abbassato a BBB, i tassi di interesse applicati dalle banche ai suoi prestiti verranno ritoccati verso l'alto, perché la ditta X viene ora vista come meno "sicura", e probabilmente per far fronte a tali oneri la X si vedrà costretta a "batter cassa", ad esempio vendendo dei beni.
Di contro, se il rating di X fosse alzato ad AA questo verrebbe giudicato dal mercato come un segno di rafforzamento strutturale della ditta X. Di conseguenza i tassi di interesse applicati dalle banche potrebbero diminuire, gli investimenti fatti dagli azionisti verrebbero valutati come più sicuri, e in ultima analisi si avrebbe un aumento di investimenti sulla ditta X.
Ben capite che il giudizio di rating è di un'importanza colossale! Ma su questo torneremo più in là...
Il giudizio di rating è assegnato da agenzie private che svolgono questo compito a pagamento (chi l'avrebbe mai detto! ahah) e attualmente ne esistono tre: Standard & Poor's, Moody's e Fitch Rating. Queste agenzie avviano uno studio sulla società su cui emettere giudizio, e infine un organo collegiale stabilisce il rating. Il rating può essere pubblicato o tenuto riservato, ma dall'emissione di giudizio in poi l'agenzia terrà sotto costante monitoraggio la società su cui ha emesso il suo voto.
Dopo questo spiegone tecnico vengono le considerazioni: essendo il rating così importante le agenzie che lo stabiliscono hanno praticamente potere di vita e di morte sul mercato azionario. Se le agenzie, per un motivo o per un altro, dovessero sbagliare nell'esprimere un giudizio su uno Stato o su una grossa società, potrebbero mettere in ginocchio migliaia di investitori. E' un po' quello che sta succedendo in Spagna: il mercato ha investito molto nel debito del paese, ma qualche giorno fa le agenzie di rating hanno abbassato il loro giudizio mettendo in crisi l'economia spagnola... Il tutto con evidenti ripercussioni sull'economia reale dei sudditi di Re Juan Carlos...
Howl spera di essere stato chiaro nell'esporre un argomento così complesso ma estremamente importante.
Giustificherete Howl se ha omesso lunghi e noiosi passaggi tecnici, ma oggetto di questo post è quello di fare chiarezza e non di essere puntiglioso.
*I titoli obbligazionari vengono chiamati più semplicemente obbligazioni o bond, ossia un titolo emesso da società o enti pubblici che danno diritto a chi li acquista di riscuotere un capitale sommandovi un'interesse.
venerdì 7 maggio 2010
Digital divided: la connessione che non funziona quando piove
"Esci stasera?"
"Non posso, al momento non ho le scarpe!"
"Dove sono finite?"
"Le ho smarrite su Marte!"
Vi è mai capitato di non poter fare una cosa per un motivo che non potete spiegare in modo credibile? Sicuramente si, anche se a livelli più sobri. Ma lasciate perdere gli agenti Mulder e Scully. Gli alieni non c'entrano. Almeno credo. Ecco di cosa sta per parlarvi Howl: della sua esperienza di digital divided. Orbene, Howl confessa che vorrebbe essere lì con voi in questo momento, per vedere la faccia che farete leggendo la prossima frase.
La connessione di Howl funziona, solo se non piove. Avete capito bene. Vi immagino chiaramente, avete quell'espressione in bilico tra il serio ed il faceto. Ma non siete sull'orlo del precipizio, la scelta non comporta conflitti. Abbandonate pure quel broncio da stupore metafisico, e concedetevi una grossa risata. Sareste in tal caso sicuramente più compassionevoli e solidali nei confronti di Howl. Che vi scrive off-line, perché stamattina ha piovuto.
Per quelli fra voi che conservano ancora l'espressione di stupore, Howl cerca di spendere due parole, spero senza annoiare. Le cose stanno così. Howl vive in un posto da romanticismo tedesco, non solo per la bellezza dei paesaggi, ma per la lontananza tra una centralina telefonica e l'altra. E la linea è molto più vecchia di lui, per usare un eufemismo. Questo significa che il cavo è leggermente menomato, vittima della feroce erosione del nostro tempo. Ad Howl si erode il fegato, alla linea si erode il cavo, per intenderci. Quindi, succede che appena pioviccica, le gocce penetrano nei punti di giuntura del cavo, e la connessione non funziona. Tutto qui.
Nel corso dell'ultimo anno si sono succeduti i migliori e i peggiori tecnici di quella compagnia telefonica che potreste conoscere. Ha il logo rosso, e si contatta tramite il 187. Abbiate a scusarlo se Howl non fa il nome della compagnia, ma vuole mantenere il riserbo più assoluto, per non far sapere al mondo che la Telecom è un pugno nell'occhio di un cieco. Sono venuti i tecnici, si diceva, e hanno tutti deliberato per la sostituzione di 500 metri di cavo. Secondo voi come è andata a finire?
E' andata a finire che quel cavo non gliel'hanno mai cambiato. Howl vede nitidamente che ciò non vi stupisce. Howl è con voi.
Cambiare 500 metri di linea costa troppi soldini. E la casa di Howl è l'ultima del cordone. Per intenderci, non ci sono case, dopo quella di Howl, che usufruiscono del telefono. Significa che la compagnia di cui non intende fare il nome, non avrebbe convenienza economica nell'affrontare una spesa del genere, solo per una casa. Che poi non si tratterebbe nemmeno della Luna...
In ogni caso, senza il briciolo di un bit in saccoccia, Howl attende che si asciughi la linea per tornare a parlare con voi. Qualora aveste del tempo libero che non sapete come impiegare, Howl vi invita al suo domicilio, per una sessione di "asciugamento della linea". Gli asciugamani sono offerti dalla casa. Howl stava infatti pensando ad una promozione: "mi asciughi la linea e ti tieni l'asciugamano". Che ne dite? Tranquilli, non dite niente. So già come andrà a finire. L'iniziativa, ed è giusto così, avrà lo stesso successo di una linea corrosa in un giorno di pioggia.
"Non posso, al momento non ho le scarpe!"
"Dove sono finite?"
"Le ho smarrite su Marte!"
Vi è mai capitato di non poter fare una cosa per un motivo che non potete spiegare in modo credibile? Sicuramente si, anche se a livelli più sobri. Ma lasciate perdere gli agenti Mulder e Scully. Gli alieni non c'entrano. Almeno credo. Ecco di cosa sta per parlarvi Howl: della sua esperienza di digital divided. Orbene, Howl confessa che vorrebbe essere lì con voi in questo momento, per vedere la faccia che farete leggendo la prossima frase.
La connessione di Howl funziona, solo se non piove. Avete capito bene. Vi immagino chiaramente, avete quell'espressione in bilico tra il serio ed il faceto. Ma non siete sull'orlo del precipizio, la scelta non comporta conflitti. Abbandonate pure quel broncio da stupore metafisico, e concedetevi una grossa risata. Sareste in tal caso sicuramente più compassionevoli e solidali nei confronti di Howl. Che vi scrive off-line, perché stamattina ha piovuto.
Per quelli fra voi che conservano ancora l'espressione di stupore, Howl cerca di spendere due parole, spero senza annoiare. Le cose stanno così. Howl vive in un posto da romanticismo tedesco, non solo per la bellezza dei paesaggi, ma per la lontananza tra una centralina telefonica e l'altra. E la linea è molto più vecchia di lui, per usare un eufemismo. Questo significa che il cavo è leggermente menomato, vittima della feroce erosione del nostro tempo. Ad Howl si erode il fegato, alla linea si erode il cavo, per intenderci. Quindi, succede che appena pioviccica, le gocce penetrano nei punti di giuntura del cavo, e la connessione non funziona. Tutto qui.
Nel corso dell'ultimo anno si sono succeduti i migliori e i peggiori tecnici di quella compagnia telefonica che potreste conoscere. Ha il logo rosso, e si contatta tramite il 187. Abbiate a scusarlo se Howl non fa il nome della compagnia, ma vuole mantenere il riserbo più assoluto, per non far sapere al mondo che la Telecom è un pugno nell'occhio di un cieco. Sono venuti i tecnici, si diceva, e hanno tutti deliberato per la sostituzione di 500 metri di cavo. Secondo voi come è andata a finire?
E' andata a finire che quel cavo non gliel'hanno mai cambiato. Howl vede nitidamente che ciò non vi stupisce. Howl è con voi.
Cambiare 500 metri di linea costa troppi soldini. E la casa di Howl è l'ultima del cordone. Per intenderci, non ci sono case, dopo quella di Howl, che usufruiscono del telefono. Significa che la compagnia di cui non intende fare il nome, non avrebbe convenienza economica nell'affrontare una spesa del genere, solo per una casa. Che poi non si tratterebbe nemmeno della Luna...
In ogni caso, senza il briciolo di un bit in saccoccia, Howl attende che si asciughi la linea per tornare a parlare con voi. Qualora aveste del tempo libero che non sapete come impiegare, Howl vi invita al suo domicilio, per una sessione di "asciugamento della linea". Gli asciugamani sono offerti dalla casa. Howl stava infatti pensando ad una promozione: "mi asciughi la linea e ti tieni l'asciugamano". Che ne dite? Tranquilli, non dite niente. So già come andrà a finire. L'iniziativa, ed è giusto così, avrà lo stesso successo di una linea corrosa in un giorno di pioggia.
giovedì 6 maggio 2010
Non si butta via niente!
Premessa 1: scopo di questo post non è quello di raccontarvi l'intera storia, ma solo di mettervi la pulce nell'orecchio.
Premessa 2: questo post Howl si permette di catalogarlo sotto l'etichetta "l'uomo che ruggì dal futuro" perché secondo Howl è una di quelle idee talmente "avanti" che può essere assimilabile a una scoperta scientifica.
La nostra è una società consumistica. Nessuno può contraddire questa semplice affermazione.
I supermercati sono progettati, concepiti al fine di invogliare l'acquirente a comprare quanti più articoli possibile e a tal fine si utilizzano tutta una serie di escamotage che il cliente percepisce più o meno a livello consapevole. Ad esempio i generi di prima necessità non sono mai messi vicino all'ingresso: il cliente è così costretto a girare per i reparti in cerca degli articoli "necessari" passando davanti a una miriade di robbba che lui magari non aveva intenzione di comprare ma visto che c'è...
Lo stesso discorso vale per l'altezza a cui sono disposti i prodotti: quelli più facilmente smerciabili difficilmente sono ad altezza d'occhio, così il cliente è costretto a cercare anche tra gli scaffali.
Oltre a ciò si tenga conto che nei supermercati ciò che non è in condizioni perfette viene scartato: una scatola con un'ammaccatura non è più vendibile quindi finisce nella spazzatura. Stesso dicasi per frutta, verdura e per qualsiasi altro alimento.
Idem se un alimento sta per scadere (in genere entro un paio di settimane): l'alimento è ancora buono ma lo si getta via perchè nessuno lo comprerebbe.
Seguendo questa logica solo in Italia si gettano migliaia di tonnellate di alimenti ancora perfettamente commestibili.
Ma c'è chi è riuscito a intravedere una soluzione a questo problema trasformandolo in una risorsa per le persone che hanno bisogno di aiuto.
La facoltà di Agraria di Bologna qualche anno fa ha dato vita al progetto Last Minute Market, un'iniziativa che si occupa di organizzare il recupero e la redisctribuzione a enti assistenziali e di carità di cibo, medicinali e libri che altrimenti sarebbero destinati alla discarica.
Come? Beh per i dettagli tecnici Howl vi rimanda direttamente al sito dell'iniziativa:
http://www.lastminutemarket.org
Howl si augura solo di aver suscitato il vosto interesse nei riguardi di un'impresa così lodevole e spera che questa possa avere un futuro luminoso e una crescita assicurata
Premessa 2: questo post Howl si permette di catalogarlo sotto l'etichetta "l'uomo che ruggì dal futuro" perché secondo Howl è una di quelle idee talmente "avanti" che può essere assimilabile a una scoperta scientifica.
La nostra è una società consumistica. Nessuno può contraddire questa semplice affermazione.
I supermercati sono progettati, concepiti al fine di invogliare l'acquirente a comprare quanti più articoli possibile e a tal fine si utilizzano tutta una serie di escamotage che il cliente percepisce più o meno a livello consapevole. Ad esempio i generi di prima necessità non sono mai messi vicino all'ingresso: il cliente è così costretto a girare per i reparti in cerca degli articoli "necessari" passando davanti a una miriade di robbba che lui magari non aveva intenzione di comprare ma visto che c'è...
Lo stesso discorso vale per l'altezza a cui sono disposti i prodotti: quelli più facilmente smerciabili difficilmente sono ad altezza d'occhio, così il cliente è costretto a cercare anche tra gli scaffali.
Oltre a ciò si tenga conto che nei supermercati ciò che non è in condizioni perfette viene scartato: una scatola con un'ammaccatura non è più vendibile quindi finisce nella spazzatura. Stesso dicasi per frutta, verdura e per qualsiasi altro alimento.
Idem se un alimento sta per scadere (in genere entro un paio di settimane): l'alimento è ancora buono ma lo si getta via perchè nessuno lo comprerebbe.
Seguendo questa logica solo in Italia si gettano migliaia di tonnellate di alimenti ancora perfettamente commestibili.
Ma c'è chi è riuscito a intravedere una soluzione a questo problema trasformandolo in una risorsa per le persone che hanno bisogno di aiuto.
La facoltà di Agraria di Bologna qualche anno fa ha dato vita al progetto Last Minute Market, un'iniziativa che si occupa di organizzare il recupero e la redisctribuzione a enti assistenziali e di carità di cibo, medicinali e libri che altrimenti sarebbero destinati alla discarica.
Come? Beh per i dettagli tecnici Howl vi rimanda direttamente al sito dell'iniziativa:
http://www.lastminutemarket.org
Howl si augura solo di aver suscitato il vosto interesse nei riguardi di un'impresa così lodevole e spera che questa possa avere un futuro luminoso e una crescita assicurata
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L'UOMO CHE RUGGI' DAL FUTURO
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